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GIACINTO FACCHETTI, RICORDO DI UN GRANDE UOMO
18/07/2010
Giacinto Facchetti è nato a Treviglio nel 18 luglio 1942 e dopo aver iniziato la sua carriera nelle giovanili della Trevigliese (1956 - 1960) ha giocato come terzino nell’Inter dal 1960 al 1978 totalizzando 634 presenza contornate da 75 reti solo in campionato.
Con la nazionale ha totalizzato 94 presenze con 3 reti segnate, diventandone il capitano e conquistando la Coppa Europea del 1968.
Diceva di lui il suo storico allenatore Helenio Herrera: « Questo ragazzo sarà una colonna fondamentale della mia Inter. ».
E fu così infatti con l’Inter ha vinto 4 titoli nazionali, 1 Coppa Italia, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali.
In pratica un “MONUMENTO” per L’inter ed il Calcio Italiano.
« Il segreto di ogni trionfo sta nella propria convinzione »
(Giacinto Facchetti)
Dopo aver dato l’addio al calcio nel 1978 divenne dirigente della Nazionale e Vicepresidente dell’Atalanta.
Con la morte di Peppino Prisco ritornò all’Inter di Massimo Moratti con l’incarico di Vicepresidente per poi nel 2004 diventarne il Presidente, vincendo due Coppe Italia, due Supercoppe Italiane ed uno Scudetto.
Dopo alcuni mesi malato di tumore al pancreas, si è spento a Milano il 4 settembre 2006 e fu sepolto nel cimitero di Treviglio.
Questa è la lettera che di Massimo Moratti scrisse a Giacinto Facchetti:
« Caro Cipe,
non sono riuscito a dirti quello che volevo, per paura di farti capire che il tempo era inesorabile e la malattia terribile. Scusami, ma credo che ti debba ringraziare soprattutto per la pazienza che hai sempre avuto con me. Per i tuoi occhi che sorridevano, fino alla fine, ai miei entusiasmi o all’ironia con cui cercavo di superare insieme a te momenti difficili. Pochi giorni fa, pochissimi, mi parlavi con un filo di voce - e con l’espressione di chi ti vuole bene - dell’Inter, proiettando il tuo pensiero in un futuro che andava oltre le nostre povere, ignoranti, possibilità umane. Qualche mese fa ti chiedevo un po’ scherzando un po’ sul serio come mai non riuscivamo ad avere un arbitro amico, tanto da sentirci almeno una volta protetti, e tu, con uno sguardo fra il dolce e il severo, mi rispondesti che questa cosa non potevo chiedertela, non ne eri capace. Fantastico. Non ne era capace la tua grande dignità, non ne era capace la tua naturale onestà, la sportività intatta dal primo giorno che entrasti nell’Inter, con Herrera che ti chiamò Cipelletti, sbagliandosi, e da allora, tutti noi ti chiamiamo Cipe. Dolce, intelligente, coraggioso, riservato, lontano da ogni reazione volgare.
Grazie ancora di aver onorato l’Inter, e con lei tutti noi. »
(Massimo Moratti)
…penso che tutti noi sportivi d'Italia siamo d’accordo.