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RITORNO ALLE ORIGINI
28/09/2011
Scritto da Andrea
Ci eravamo lasciati con un Inter allo sfascio, senza vittorie e con un Gasp di troppo, e ci ritroviamo con un Inter con due vittorie in più ed un Gasp in meno. Nessuno dice che è tutto a posto o che le cose ora vanno alla grande, ma sicuramente, oggi, tutto pare un pelo migliore, o quantomeno non disastroso. La vittoria a Bologna ha ridato smalto all'autostima nerazzurra e quella con il CSKA Mosca punti importantissimi e sicurezze. Autostima e sicurezza: sembra facile ciò che mister Ranieri ha fatto, in realtà così non è.
Sicuramente l'allenatore testaccino non è Harry Potter e non ha bacchette magiche, dunque non ha fatto magie nel giro di una settimana, ma ha semplicemente fatto ciò che meglio sa fare, ovvero insegnare il calcio. Ricorderete il nostro "malumore" nel momento della sua chiamata e voglio subito precisare che credo che pochi qui si rimangeranno quanto detto, in primis io: ritenevo Ranieri un perdente di successo e tuttora lo ritengo tale, non per altro, ma perché la sua carriera ed i risultati da lui ottenuti questo dicono. Sinceramente non mi davano particolarmente fastidio i suoi trascorsi juventini o giallorossi, anche perché a mio parere non ha mai dato contro all'Inter, bensì a Mourinho, ma non si può obbligare nessuno ad amare qualcuno. I due non si amano e va beh, chi se ne frega francamente. I miei dubbi erano molto più legati alle prestazioni, più materiali che etici se vogliamo dirla tutta, perché ancora ora dubito che sia l'allenatore giusto per puntare a vincere, però bisogna essere oggettivi e sinceri e dunque, tornando all'argomento principale, penso che Ranieri sia venuto all'Inter per far nuovamente capire ai giocatori, ed anche a noi tifosi, cosa sia il calcio. Niente tatticismi esagerati, niente idee rivoluzionarie e niente incubi (per noi) da difesa a tre: si torna a fare ciò che si sa fare meglio, che poi è una regola talmente semplice che a volte ce la si dimentica.
Con il Novara, l'ultimo capolavoro del Gasp e degli undici brocchi che vestivano nerazzurro fingendosi i giocatori dell'Inter, c'erano almeno cinque, e dico ALMENO, giocatori fuori ruolo: Snejder centrale di centrocampo, Lucio laterale della difesa a tre, Castaignos e Forlan attaccanti esterni, Cambiasso incursore. Così non si poteva continuare e Ranieri ha saputo semplicemente riporli nelle loro posizioni, senza malsane idee di innovazione che poi, a dirla tutta, così innovative non erano, perché c'è un motivo se dagli anni '50, ove si giocava con tre centrali, si è arrivati agli anni '90 con due centrali e due terzini ed un determinato ordine di gioco.
Ranieri è una persona perbene e su questo credo ci sia poco da dire. Non sarà facile abituarsi per noi interisti, noi che abbiamo amato sopra tutti Mancini e Mourinho, però in questo momento serviva uno così, in grado di trasmettere calma piuttosto che aggressività, uno più capace di spegnere gli incendi piuttosto che appiccarli. E' anche vero che così dovremo tornare a farci il callo alle critiche, alle bordate dei media, perché non abbiamo più in panchina uno scudo verbale di primissimo livello, ma serviva un giusto mix oggi tra l'umiltà pre Inter stra-vincente e la capacità di stare in campo dell'Inter pluriscudettata-triplete-manita-quattroazeroneiderby-juventusinb. Insomma, serviva un ritorno alle origini, ma ad origini calcolate e ben definite, non insomma una copia di ciò che eravamo e con Ranieri ciò si può fare e già lo sta facendo. E poi, guardiamo il lato positivo, finalmente torniamo ad avere un allenatore.