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SI VOLA SOLO INSIEME
28/09/2010 Le sconfitte sono come l'influenza, si insediano dentro di te ed i colori del mondo circostante sbiadiscono per qualche giorno.
Per chi, come me, si è preso la briga di ammorbare il "prossimo" con un blog, l'astuzia sta nel riuscire a non scrivere nulla nell'immediato dopo partita, onde evitare che delusione e rabbia analizzino la partita al posto mio, lasciando riflessioni coerenti e sfumature comprimarie all'indomani mattina.
Contro la roma, unica società in grado di portare sui campi di Serie A, una squadra di triatlon, specializzata in pianti, tuffi e pallamano, squadra che ad oggi potrebbe giusto pulirci le scarpe, la sconfitta risulta alquanto irreale e lo è ancor di più per come è arrivata.
Tralasciando la discutibile decisione di Morganti nell'assegnare la punizione, dalla quale è poi scaturita la beffa, che ha salvato il "sedere" di Ranieri, le responsabilità di questa imprevista sconfitta sono, a mio avviso, da imputare ad un atteggiamento compassato dei nostri giocatori, che hanno lasciato a Milano la grinta e la voglia di vincere, che nel recente passato hanno fatto la differenza, mostrando invece di volersi accontentare di un pareggio, che con il senno di poi, non sarebbe comunque stato da buttare.
Naturalmente ha inciso anche la non perfetta forma fisica di alcuni giocatori chiave, come ad esempio Cambiasso, sembrato irriconoscibile, ma anche "l'ago della bilancia" Sneijderman, che a Roma ha smesso i panni del Super Eroe e si è presentato con quelli del più umano Clark Kent.
C'è da sottolineare anche la mancanza di elementi, che entrando dalla panchina, possano dare una scossa alla partita ed il tutto esaurito dell'infermeria Nerazzurra, che conta Zanetti, Santon, Motta, Samuel ed ora i leggeri acciacchi di Lucio e Milito.
Assorbita la sconfitta, per me sono serviti almeno due giorni, diciamo il tempo standard, si è insediata nella mia mente l'immagine di Chivu che urla "Me ne vado" alla panchina attonita, risvegliando timori di uno spogliatoio scricchiolante; sensazione ripresa ed ampliata dai giornali di turno.
Lo sfogo di Chivu ha messo mediaticamente in discussione l'autorità di Benitez, offrendo il fianco dell'Inter ai più maligni giornali che, visto il piatto ricco, hanno pensato di banchettare.

Il disagio maldestramente palesato da Chivu, anche a causa dell'atmosfera, che lo ha personalmente accolto all'Olimpico, nasconde sicuramente delle difficoltà tattiche, ampliate dal fatto, che Eto'o non rientra più spesso, come con Mourinho ed i meccanismi difensivi, non sempre accorciano la squadra, portando il rumeno ad affrontare nell'uno contro uno, giocatori più scattanti, che spesso lo saltano evidenziando in lui il lato molle di una difesa che ha fatto le fortune dell'Inter negli ultimi anni.
La frustrazione di Chivu è quindi da analizzare anche in virtù del comportamento di alcuni compagni, quali Eto'o e Sneijder, meno inclini al sacrificio e alla copertura difensiva, per rendere equilibrato il 4231 che ha fatto la fortuna dell'Inter di Mourinho.
Se Eto'o e Sneijder riprenderanno a pensare meno a se stessi e più alla squadra si potrà portare avanti l'attuale progetto tecnico, diversamente, sarà inevitabile cambiare modulo oppure, sostituire Chivu, che non sarà mai magistrale interprete del ruolo di terzino, lasciando quindi spazio a Zanetti o ad un terzino di spinta come potrebbe essere Santon.
Per ora mi bastano le dichiarazioni del procuratore di Christian, Victor Becali:
"Chivu è sereno. C'è stato il chiarimento sia con mister Benitez che con i giocatori coinvolti: è tutto dimenticato. Con Mou non sarebbe accaduto? Mourinho è l'allenatore del Real Madrid: non riesco a capire perché ogni volta che succede qualcosa all'Inter si invoca la figura dell'allenatore portoghese. L'allenatore dell'Inter è Rafa Benitez e tutto il gruppo è unito; questione chiusa e dimenticata".
Adesso la sentenza va rimessa sul campo dove ci aspettano Werder e juve, da queste due partite probabilmente capiremo se quello che è accaduto sabato, è solo frutto di un singolo caso o se dovremo rimboccarci le maniche e trovare nuove strade che portino la squadra ad esprimersi al meglio delle proprie potenzialità.
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